Le informazioni personali messe online possono essere ricavate in più modi, dall’analisi dei social network, dove sono talvolta incautamente condivise dagli stessi bersagli, o attraverso azioni di “investigazione” più dirette, che vanno dall’analisi degli indirizzi IP a veri e propri atti di hacking o phishing.
Si tratta, ovviamente, di un atto lesivo della privacy, in genere considerato in chiave negativa, spesso utilizzato in contesti di “online shaming” che possono sfociare nella denigrazione pubblica di una persona mettendone inoltre a rischio l’incolumità; in alcuni casi, tuttavia, tale pratica è stata difesa come una forma di hacktivism, soprattutto nell’eventualità in cui essa sia rivolta contro criminali o autori di pratiche poco trasparenti che possono così essere portati all’attenzione delle autorità.